Buon Natale

Dicembre 24th, 2007

 

Auguro a tutti di trascorrere un felice natale con le proprie famiglie.

P.S. Questa sera, mentre ceneremo, pensiamo a chi non avrà da cenare.

Le morti bianche

Dicembre 13th, 2007

archivio storico fiat

(foto da archivio storico Fiat) 

Il problema dei morti sul lavoro è vecchio come il mondo. Qualsiasi attività lavorativa svolta implica un rischio intrinseco per lo stesso lavoratore. Tutti lo sanno ma nessuno ci fà caso, o forse, ci sentiamo così lontani dalla morte che pensiamo di non doverne fare i conti in qualsiasi momento della nostra vita.

Oggi sentiamo alla TV i nostri media che banchettano attorno all’incidente delle acciaierie ThyssenKrupp, propinandoci continuamente aggiornamenti, inutili, sulla vicenda. Ed allo stesso tempo danno la notizia, come se fosse di routine, di morti giornaliere sui cantieri d’Italia.

Ho paura che questo polverone, considerato il governo in carica, venga sedato con uno di quei decreti legge che non risolverà niente se non di aumentare inutilmente le responsabilità dei datori di lavoro(irrigidendo le loro posizioni).

Chi di voi ha letto la legge 626/94, si rende benissimo conto che non necessitano altre normative in merito, o al massimo sarebbero opportune delle distinzioni fra imprese industriali ed artigiani. Anzi ci sarebbe anche da cambiare i soggetti incaricati a vigilare e sanzionare a che le norme di sicurezza vengano rispettate. Infatti se si riuscisse a far rispettare la legge in vigore sia alle imprese che ai lavoratori, ne avremmo che gli incidenti sul lavoro, sopratutto mortali, diminuirebbero drasticamente.

Il problema fondamentale è che il lavoratore, in genere, omette l’utilizzo dei dispositivi di protezione. Vuoi perchè “non riesce a lavorare con i guanti”, o “le scarpe antinfortunistiche gli infiammano i piedi”, o “l’imbraco di sicurezza gli stà troppo largo, o troppo stretto”, insomma per molti svariati problemi questo benedetto operaio non riesce a lavorare in sicurezza. Sarà il caso di avvisare chi progetta, costruisce e vende i DPI che SONO SCOMODI!?

Quindi ci troviamo al solito punto. Per far indossare il casco ai motociclisti li abbiamo minacciati della confisca della loro moto, per far usare le cinture di sicurezza, mazzate di multe e punti sulla patente. Il problema si risolve, purtroppo, con punizioni esemplari, a patto che sia colpito chi trasgredisce la regola(in quanto NOI sappiamo bene come fregarcene quando non viene toccato il nostro portafogli).

1. Dunque, per far rispettare una norma bisogna multare pesantemente chi la commette.

Stabilito questo punto è necessario cercare un soggetto adatto ad infliggere la punizione, con l’autorità conferitagli ma sopratutto riconosciuta dal probabile punito.

Pensate un pò, una micro impresa formata da 5/10 persone, nella quale il numero di lavoratori non richiede una particolare organizzazione di ruoli e funzioni, dove il titolare dell’impresa lavora, giorno dopo giorno a stretto contatto con i propri dipendenti, dove il capo squadra è una figura che quasi non viene riconosciuta dagli stessi operai. In una situazione del genere provate ad infliggere o chiedere che qualcuno infligga delle sanzioni, provateci. 

2. Nelle piccole imprese o laboratori artigiani il soggetto incaricato a vigilare e sanzionare non può essere scelto fra i componenti della stessa impresa.

Questo secondo punto è fondamentale, in quanto, come esposto prima, in ambienti di lavoro che si potrebbero assimilare fra quelli a conduzione familiare, non è possibile che un componente della famiglia denunci o infligga una multa al prorio fratello o cugino o parente che sia. Pertanto si rende necessaria una figura esterna all’ambito lavorativo abituale, che vigili ispezionando i cantieri senza preavviso e che punisca il solo responsabile della omesso utilizzo dei DPI, cioè l’operaio che ne è sprovvisto.

La condizione che abbiamo considerato pocanzi, potrebbe verificarsi anche in imprese con maggiore numero di dipendenti, ma che per il tipo di lavoro o di organizzazione adottata, i componenti di una squadra lavorano cosi a stretto contatto da instaurare un rapporto intimo e di reciproca fiducia che esclude la possibilità che uno di essi, se non il titolare dell’impresa, possa assolvere il compito di vigilare.

Con questo non voglio assolutamente scaricare i datori di lavoro dai loro doveri, che sono quelli di gestire le risorse umane con il buon senso e la coscienza di un buon padre di famiglia, voglio solo caricare i lavoratori della giusta responsabilità che gli consenta, quando non disponibili o non messi a disposizione dall’azienda, di chiedere a gran voce i dispositivi di protezione.

A questo proposito ho le mie idee, la legge vigente prevede che il datore di lavoro debba fornire a proprie spese i DPI, quando, sempre secondo me, sarebbe più giusto che ogni dipendente si munisse personalmente dei Dispositivi di Protezione Individuale, così da essere più responsabile e coinvolto nel loro utilizzo, per non parlare del fatto che se li farebbe durare molto tempo(quando quelli forniti dalle imprese, non si sà perchè, spariscono o si rompono di frequente).

A proposito di “Il prestito personale”

Dicembre 9th, 2007

 Il 74% degli italiani si sente povero

Da una indagine del Censis emerge la condizione economica in cui versiamo.  

Continuo a sostenere che visto “l’andazzo” è necessario rientrare nei ranghi, cercando di ridurre le spese superflue ed impegnarci in acquisti rateali solo per beni di prima necessità.

Dovremmo rivedere quali sono i nostri effettivi bisogni e adeguare le spese a questi. Sarebbe interessante ritornare a possedere un’auto per famiglia ed utilizzare di più il mezzo pubblico.

E’ innevitabile che prima o poi ci sarà una contrazione degli acquisti e le relative conseguense saranno pagate da noi stessi.

 Articolo di RaiNews24.it

“Si spende meno per i prodotti alimentari e di piu’ per i servizi, aumenta il ricorso alle rate, si va a caccia di sconti e di offerte promozionali, ma sempre con un occhio alla qualita’. E allo stesso tempo non si fa a meno del cellulare. Il 74% degli italiani si sente ‘povero’ e dopo ‘introduzione dell’Euro che per il 90% ha infiammato i prezzi, rivede in un’ottica strategica il proprio budget familiare e i consumi.

E’ quanto emerge dal rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese nel 2007: il quadro complessivo e’ quello che, dopo anni di tensione sul fronte dei prezzi, il consumatore italiano e’ in crisi, disorientato, incapace di avere un rapporto rilassato con il denaro e a tratti spinto ad un consumismo piuttosto marcato.

Dati alla mano, nel periodo 2000-2004, secondo gli italiani, i redditi reali sono cresciuti appena dello 0,5% annuo e cioe’ ben al di sotto dell’inflazione, e nemmeno per gli anni a venire si aspettano consistenti aumenti. Le spese per consumi nel periodo 2001-2006 hanno avuto invece un tasso medio annuo di crescita inferiore all’1%. Con il passare del tempo, il 74% dichiara quindi di avere meno risorse di quanto sogge ttivamente ritenuto necessario ed il 36% teme addirittura di correre il rischio di cadere in uno stato di poverta’.

Insomma, rileva il Censis, non c’e’ tanto o solo una crisi dei consumi quanto “una crisi del consumatore, impaurito all’idea di non disporre di risorse economiche sufficienti per far fronte alle proprie spese, impaurito dalla mancanza di certezze per l’immediato futuro”.

All’apice della crescita le spese per la casa
La voce maggiormente in crescita sono le spese per l’abitazione passate in dieci anni, dal 1996 al 2006, adl 20,6% al 26% attestandosi al 31% se si includono le spese per l’energia. Ed e’ sempre la casa uno dei primi capitoli di spesa: poco meno di 2,4 milioni di famiglie hanno un mutuo a carico che comporta un esborso medio annuo di 5,5 mila euro pari a circa il 14% della propria spesa. Per oltre 622 mila famiglie, con una spesa media
mensile fino a 2mila euro, il peso del mutuo sale a quasi il 27% della propria spesa totale e per i single giovani al 19,2%.

Sale cosi’ il ricorso al credito al consumo passato da circa 48 miliardi del 2002 a oltre 85,6 mld del 2006, con un incremento del 78%.
L’acquisto a rate viene praticato dal 35% delle famiglie e per oltre il 45% di esse, e’ l’unica chiave di accesso per acquisti che non potrebbero permettersi. Le famiglie insolventi rappresentano solo l’1,7% mentre le
famiglie che dichiarano difficolta’ nel far fronte alle rate e’ il 6,3%, che sale all’8% al Sud. Poco meno del 3% confessa di lasciarsi andare “talvolta” a piccoli o grandi lussi.

I consumi cosi’ cambiano rapidamente, e si orientano in primis verso i prodotti i cui prezzi sono in calo, come quelli tecnologici: si registra una crescita del 50% nel 2001-2006 per apparecchi per la telefonia, del 38% per pc e macchine fotografiche. Non solo, ma solo nei primi tre mesi di
quest’anno, 5 milioni di italiani hanno speso oltre 91 milioni per acquistare brani musicali, giochi e videoclip scaricabili sul cellulare. Nel 51% delle famiglie poi e’ presente una voce fissa di spesa mensile per lo sport e la palestra.

Si e’ molto selettivi invece sui prodotti alimentari, e si sbobbano i marchi commerciali se si considera che il 60% fa la spesa negli hard discount, e il 17,4% e sempre a caccia di offerte.

7 famiglie su 100 rischiano di non pagare i debiti alla fine del mese
Un’ulteriore stretta potrebbe arrivare a fine anno. E’ questa la fotografia sullo stato di indebitamento nel Belpaese. Il rischio insolvenza nel credito al consumo riguarda infatti il 7% su 1.500 famiglie intervistate nel terzo trimestre 2007. Per il Censis il ricorso ai finanziamenti sembra in sostanza “controllato, quasi virtuoso”, ma proprio per questo il fenomeno va tenuto sotto osservazione.

Tra gli italiani che hanno contratto un debito il 58% “non ha avuto alcun problema nella restituzione dello stesso”, mentre un 35% ha registrato “blande difficolta’”. Il rischio di insolvenza cresce invece tra gli immigrati, raggiungendo il 29% di chi ha contratto un debito, anche se, effettivamente, coloro che non riusciti a rispettare la scadenza di restituzione sono solo il 2% del totale.

Deriva morale
L’Italia e’ un paese oggi dominato da una “costante inclinazione al peggio”. Un paese nel quale il benessere piccolo borghese degli ultimi decenni ha creato un ‘mostro’ che ci rende “impotenti, come di fronte ad una generale entropia”. Il disorientamento, lo stress e la perdita del ruolo producono aggressivita’, in famiglia e fuori, le disillusioni e le frustrazioni sono arrivate a “lambire le piazze e le istituzioni stesse”. Questa la raffigurazione della penisola che emerge dal rapporto Censis 2007, nel quale si punta l’attenzione su un’Italia avviata ad una
deriva morale ed esistenziale, deriva che non puo’ essere frenata neanche da una ripresa dello sviluppo industriale.”

IL BOLLO SUGLI ASSEGNI!

Novembre 30th, 2007

prodiUn’emendamento della finanziaria prevede che a partire dall’aprile 2008 si pagherà una tassa di 1,50 euro per assegno emesso “libero”, cioè senza la dicitura non trasferibile.

Non mi venite a raccontare che questa non è una tassa premeditata! Prima ci costringono ad avere un conto corrente, a pagare gli acquisti o le prestazioni di professionisti con assegni e poi ci aggiungono pure una tassa sulla tassa della tassa.

 MA CHE MINCHIA HANNO NELLA TESTA!?

UNA SPUGNA BAGNATA!?

(scusate lo sfogo)


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